Riflessioni sul ruolo del consulente tecnico nei contenziosi (Ingegneria forense)


Quando nel 1995 decisi di intraprendere la professione di ingegnere nel settore contenzioso giudiziario iscrivendomi presso il Tribunale di Foggia e dal 2001 presso il Tribunale di Bologna, molti colleghi giudicarono la mia scelta temeraria. Infatti essere un buon tecnico da contenzioso giudiziario significa necessariamente sapersi esprimere in modo chiaro, anche per chi tecnico non è (giudici, avvocati, parti, ecc.). Inoltre bisogna conoscere e rispettare le varie leggi dei codici e le norme che regolano la materia e al tempo stesso riuscire, a seconda del ruolo che di volta in volta si ricopre (ausiliario del giudice, consulente di parte, arbitro, mediatore, perito stimatore, ecc.), a svolgere il compito assegnato  al meglio per il proprio committente, ma senza mai dimenticare di conservare la propria onestà intellettuale.

Spesso (e questo non è scritto in nessun libro nè raccontato in nessun corso per consulenti)  bisogna mantenere la calma quando tutti attorno la perdono o perchè troppo coinvolti o solo perchè sbraitando pensano di far prevalere la propria ragione o semplicemente per dimostrare ai propri assistiti che stanno svolgendo un buon lavoro, senza per questo evidenziare le propri tesi.

Molti pensano, a torto, che competenze tecniche e conoscenze giuridiche  siano gli unici ingredienti necessari per formare quello che oggi viene chiamato “tecnico forense” o una volta semplicemente tecnico giudiziario. La verità è che a questi bisogna aggiungere la pratica professionale e una buona predisposizione personale al dialogo e alla mediazione nelle liti, altrimenti si è destinati a risultati deludenti.

Il rapporto con le parti, con i giudici, gli avvocati ecc. deve sempre tendere ad un rapporto professionale scevro da astiosità e pregiudizi e dev’essere basato esclusivamente sulla professionalità del tecnico. Concetto facile a dirsi ma spesso difficilissimo da mettere in pratica anche per i consulenti più esperti. I colpi bassi, metaforicamente parlando, sono sempre più frequenti e per perdere la calma durante la discussione spesso animata ci vuole un attimo. Quando si perde la calma la situazione può sfuggire di mano e la bravura del professionista sta nel dominare e controllare la situazione, guadagnandosi  credibilità e stima nel contesto in cui opera e sulla tesi che sta cercando di sostenere senza mai perdere di vista quelle dei contendenti.

Nel corso degli anni ho ricevuto da giudici, avvocati, parti e colleghi numerosissime manifestazioni di stima per il lavoro svolto; per contro ho ricevuto, sia pure in casi rari,  anche alcune critiche feroci da chi mi era avverso nel procedimento. Anche questo rientra nel gioco delle parti.

Concludo la mia riflessione affermando che si tratta di una professione che consente di prendere in esame argomenti di varia natura tecnica molto diversi tra loro e molto spesso  assai complessi, e che è importante che il tecnico perito giudiziario sia sicuro di ciò che fa tecnicamente ma anche di agire in nome della giustizia e di lavorare sempre secondo scienza e coscienza nell’interesse delle parti, senza avere preconcetti.

E’ presente nel blog anche l’articolo: L’Ingegneria Forense

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2 Responses to “Riflessioni sul ruolo del consulente tecnico nei contenziosi (Ingegneria forense)”


  1. 1 Simone sabato, 16 settembre, 2017 alle 9:24

    Gent.le ingegnere,
    seguo da tempo il suo sito blog con interesse sia per gli articoli che pubblica che per i forum davvero interessanti. Vorrei approfittare di quest’ultimo articolo per chiederle se esiste la laurea in ingegenria forense o titoli similari. Grazie ancora Simone

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    • 2 Ugo sabato, 16 settembre, 2017 alle 9:38

      Gent.le sig. Simone,
      la ringrazio per i complimenti che fanno sempre piacere. Chiariamo subito che in Italia non esiste il titolo di Ingegnere Forense così come non esistono corsi di laurea o diplomi. Alcune università hanno attivato dei master e fanno pressioni creando addirittura delle associazioni di Ingegneri forensi (vedi Università di Napoli). Si tratta di libere iniziative non regolamentate. Per fare attività tecnica forense come Ingegnere, Architetto, Medico o quant’altro non occorre o necessita alcun titolo aggiuntivo occorre solo che un magistrato o un committente privato Vi dia l’incarico. Certo seguire dei corsi e/o master può aiutare chi si avvicina a tale professione e non ha possibilità di fare esperienza in altro modo. Quasi tutti gli Ordini professionali di categoria periodicamente svolgono dei corsi sui ruoli di Consulente Giudiziario, Arbitro, Mediatore, ecc, corsi che non hanno certo meno valore dei vari master universitari.
      Spero con questo di averla aiutata a chiarire i suoi dubbi.

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